Photokina 2008

"pre-relazione" per professionisti

cosa aspettarsi da questa fase del mercato
come sfruttare le tendenze a proprio vantaggio

La Photokina - la piu' grande e rappresentativa fiera mondiale della fotografia - chiude i battenti alla sera di lunedi' 29 settembre.

Come d'uso, iniziamo da subito ad informarti, non perche' le novita' della Photokina siano in se' determinanti, ma perche' sempre - ad ogni sua edizione - questa fiera ha il potere di permettere di "fare il punto" specialmente degli umori e delle emozioni professionali, che sono realmente i trend importanti, perche' anticipano con buona approssimazione - a saperle cogliere - quelle che saranno le mutazioni del mercato.

Come gia' sa chi segue il lavoro dell'Associazione da un po' di tempo, questo testo introduce ed anticipa la relazione tecnica dettagliata, che verra' inviata ai Soci TAU Visual entro alcuni giorni, appena terminato di rielaborare la documentazione raccolta durante la manifestazione.
Se non sei Socio, puoi chiedere che ti venga inviata una versione "ridotta" della relazione finale (inviata per esteso ai Soci), semplicemente lasciando gratuitamente i tuoi dati a questo link (clicca qui):

Come di consueto, la relazione dettagliata che sara' inviata nei prossimi giorni sara' particolarmente "sugosa" perche' conterra' numerose notizie, segnalazioni e spunti soprattutto orientati alle soluzioni e alle apparecchiature meno note, alle Case minori, alle opportunita' offerte dalla globalizzazione dei mercati ma scarsamente conosciute e pubblicizzate nel nostro Paese.

Ti invieremo, insomma, una sorta di relazione "alternativa", per avere non tanto un duplicato delle informazioni "standard" che possono essere lette su tutte le riviste di settore, o sui portali di fotografia, o trovate presso le nostre fiere "nazionali" (importante a tal proposito il prossimo appuntamento in ottobre del Click Up di Brescia), ma anche e soprattutto una relazione che riporti le curiosita' e le notizie non comuni, che quasi nessun altro evidenzia, e che rappresentano tuttavia una ricchezza innegabile del panorama offerto da una fiera mondiale come la Photokina. Di questo parleremo quindi nella prossima relazione "dettagliata"

In queste prime righe di anteprima, invece, analizziamo le sensazioni di tendenza globale emerse dalla Photokina di quest'anno.

Vediamo che direzione sta prendendo la fotografia dal punto di vista tecnico, di mercato e soprattutto sul piano emozionale, che condiziona tutti gli altri aspetti.

a) Una nuova giovinezza della fotografia amatoriale.

b) Il Professionista non e' piu' "opinion leader", e quindi interessa meno alle grandi aziende.

c) Scarsita' di idee, come costante; conseguente mutazione del ruolo del fotografo.

d) Non e' il momento di investire in ampliamento o migliorie di attrezzature, ma su se stessi, sulla creativita', diversificazione e promozione.

Vediamo cosa si intenda nel concreto per ciascun punto, e quali possano essere le implicazioni professionali che ne conseguono.


a) La fotografia consumer sta vivendo una seconda giovinezza; gia' accennavamo alla tendenza nella relazione degli scorsi anni, ma adesso il fenomeno e' conclamato in tutta la sua dirompenza: l'uso delle immagini, anche se in forma decisamente differente, e' tornato ad interessare le grandi masse, e ha dato coraggio ai nuovi colossi del settore, approdati all'imaging attraverso il digitale.

Come preannunciato a piu' riprese, la facilita' di scambio delle immagini e il boom delle comunicazioni personali ha reso possibile il nuovo hobby che utilizza l'immagine: la contemplazione narcisistica del... proprio ombelico esistenziale, e la conseguente condivisione con gli altri di questo personale microcosmo quotidiano.

Momenti di vita, sensazioni, percezioni, dettagli, amicizie, tutto il proprio microcosmo e' diventato oggetto di narrazione (attraverso un'immagine creativa, o presunta tale) e condivisione compulsiva con altri. Non si cerca piu' di capire e partecipare a quello che ci circonda (quella che era stata la "mission" del fotoreporter, ma anche del fotoamatore degli anni settanta e ottanta), ma piuttosto si narra e proietta verso l'esterno se' stessi e il proprio universo percettivo e creativo, in una girandola di sensazioni che - essendo tali - vengono stupendamente interpretate dalle immagini, ancor meglio che dalla parola.

Quindi, concretamente: se si lavora a contatto con il pubblico, sfruttare questa tendenza offrendone un appoggio, ed utilizzandola per creare un'immagine di riferimento del proprio studio: organizzare corsi introduttivi per amanti della comunicazione per immagini (non i classici corsettini anni '80 su tempo, diaframmi e profondita' di campo, ma occasioni di incontro e confronto creativo, supportati da un professionista; creare siti internet sui quali il professionista – tu – commenta in modo costruttivo le immagini). Questo genere di approcci non procura immediatamente lavoro, ma genera un atteggiamento positivo e di rispetto nei confronti dello studio, il che ha una fortissima valenza promozionale.

Se invece si lavora in pubblicita' ed editoria, sfruttare – migliorandolo – il sapore dei blog fotografici come fonte di ispirazione; utilizzare canali come deviantart e istockphoto per ispirarsi.

I nuovi ricchi.

Definitivamente compiuto il processo di involuzione di molti degli ex interlocutori di un tempo (Agfa, Polaroid, Ilford, in buona parte Kodak), questa Photokina poneva bene in evidenza quali fossero i soggetti che ora stanno calando sul tavolo carte importanti, nel gioco dell'imaging di massa: Samsung, Panasonic, Epson, HP; oltre ad essi, poi, l'unico interlocutore "storico" sdoganato ed anzi rafforzato dalla modifica del mercato: Fuji, che si e' mosso con lungimiranza e intelligenza, mantenendo inoltre una rassicurante presenza nel tradizionale, per non perdere affezione dei "vecchi" fotografi digitali.

I nuovi colossi dell'imaging, rafforzati da un travolgente successo sul fronte dei beni di consumo legati all'immagine (televisori, stampanti), sono ora in cerca di una loro vera identita' ed una dignita' fotografica da consolidare, quasi come rappresentanti di famiglie divenute ricche e potenti grazie alle loro attivita' commerciali, e che inizino ora, indossando abiti sfarzosi, a frequentare i salotti della nobilta', da cui i "nuovi ricchi" vorrebbero assorbirne la nobilta'.

(Digressione. All'universita' di Oxford, sulle schede di registrazione dei ragazzi che venivano accettati ed iscritti anche senza essere nobili, ma solo in virtu' della ricchezza e potenza dei loro genitori, i funzionari annotavano un'abbreviazione per la nota "sine nobilitate", cioe' "senza nobilta'": l'annotazione era: "s.nob.". Donde, appunto: "snob".)

Quindi, concretamente: non illudersi piu' che la casa fotografica ci appoggi con sponsor "classici" la nostra professione in quanto tale. Per ottenere sponsor o comunque considerazione, si deve inventare un'idea di comunicazione, e spostare l'attenzione su quell'idea (organizzata da noi) e non sul nostro lavoro in se e per se.

Un esempio per tutti: il geniale collega Fabiano Ventura che, partendo dal dato di fatto di essere fotografo naturalista, non si ferma a fare belle foto di paesaggio per poi lamentarsi che gli editori non gliele chiedono, ma inventa ed organizza attivamente progetti con idee e contenuti. Ad esempio, il prossimo progetto www.sulletraccedeighiacciai.it/ (il suo sito personale: http://www.fabianoventura.it/)

Il nuovo fotofinishing

Altro fenomeno indotto dall'esplosione di nuovo interesse per la fotografia amatoriale e' il nuovo ossigeno arrivato alle aziende legate al photofinishing. I padiglioni in cui davano mostra di se' i marchi legati alla stampa ed al finissaggio per l'utente finali erano, in questa edizione di Photokina, nuovamente popolati di proposte.

E' stato vero che non si stampava piu'; ma ora, sui grandi numeri, la fase positiva e' tornata ad affacciarsi. Se il consumer un tempo scattava due rullini in un anno, e di conseguenza stampava 72 foto, ora scatta migliaia e migliaia di immagini che, rimaste a sonnecchiare per un po' sugli hard disk, approdano alla stampa in percentuali bassissime ma, appunto, grazie ai grandi numeri del nuovo fenomeno dell'imaging, comunque nuovamente interessanti. In verita', un interesse limitato ai colossi della stampa, e non esteso al piccolo imprenditore da minilab, che non puo' contare sull'economia di scala che rende competitivo il grande gruppo.

In Italia, probabilmente verso la fine dell'anno, approdera' un nuovo colosso della stampa on-line, la Cewe (http://www.cewecolor.de/) che, con i suoi oltre 50.000 punti al dettaglio in 24 Paesi, sta solo aspettando che in Italia si raggiunga il punto critico di distribuzione di internet a banda larga; e ci siamo quasi.

Quindi, concretamente: tenere d'occhio l'espansione di questi colossi, con cui competere solo su servizi, non sui prezzi. Nella maggior parte dei casi, convengono alleanze strategiche (divenire punto di distribuzione e raccolta), oppure inventare servizi creativi che utilizzano il servizio di stampa altrui. Ad esempio, offrire la realizzazione e la cura dell'album di figurine adesive della scuola, o l'oggettistica personalizzata per l'azienda locale, eccetera.


b) Il settore professionale NON beneficia di questa tendenza, semplicemente perche' il fotografo professionista - in questo panorama - non e' piu' visto come opinion leader, come modello da imitare, dal vasto pubblico. Quindi, la maggior parte delle grandi aziende ha un interesse molto relativo alle esigenze dei professionisti, perche' non ha piu' senso utilizzarli come "testimonial" della bonta' del prodotto, che viene invece venduto sulla base di elementi prevalentemente emozionali ed estetici (oltre che economici, di prestazioni e tecnici).

Tempo addietro il fotoamatore era per certi versi un seme di professionista; se le condizioni ambientali si fossero casualmente dimostrate adatte, l'evoluzione naturale di quel "seme" sarebbe stata il diventare un fotografo professionista.

Per questo motivo, i "pro" in gamba venivano visti dalle aziende come testimonianza della qualita' e dell'affidabilita' del prodotto, e "coccolare" i professionisti significava avere un indotto positivo anche per le vendite al vasto pubblico.

Ora il vasto pubblico non "ama" la fotografia, ma la usa.

Il posto del fotoamatore e' stato occupato da un accanito "fotoutilizzatore" che, in termini numerici ed economici e' interessantissimo per le aziende che producono fotocamere consumer e prosumer (a mezza via fra il professionista e il consumer). Tuttavia, questa situazione non genera piu' le dinamiche di imitazione fra amatore e professionista, che vivono su pianeti separati.

Un esempio per meglio capirci. Il fatto che milioni di persone utilizzino telefonini, e spendano anche molto per questo, non significa certo che siano amanti delle radiocomunicazioni, ne' esperti di trasmissioni, ne' certo ammirati dalla professionalita' di un tecnico dell'emittenza radio.

Ed ecco che le aziende che fino a qualche tempo fa adoravano coccolare i professionisti, ora sembrano quasi scrollarseli dalla gamba come un cagnolino fastidioso. Ma bisogna faresene una ragione; la fotografia professionale non e' piu' opinion leader di quel genere di mercato.

Parafrasando lo slogan che i meno giovani ben conoscono: "...e' stato bello sapere che c'era".

Quel mondo viene meno, ma si aprono eccellenti possibilita' per chi ha non tanto e non solo competenze tecniche ("professionali") ma anche e soprattutto per chi ha idee.

Quindi, concretamente: come accennato, il canale per essere "utilizzati" come riferimento alla ribalta e' oramai solo parzialmente tramite le Aziende fotografiche; unica nicchia, in tal senso, nel caso in cui si abbia una reale e notevole propensione all'insegnamento, dato che non e' facile trovare un bravo fotografo ma, particolarmente, e' molto difficile trovare un bravo fotografo che sia anche un bravo comunicatore nell'insegnamento.

Ma senza dubbio, quello che occorre e' la capacita' di proporre idee, anche idee un po' discoste dallo stretto ambito fotografico.

E infatti.....


c) La scarsita' di idee originali e' stato il leit motiv della Photokina. La capacita' di eleborare idee si dimostra sempre di piu' come il vero "plus" di chi si propone nel mondo dell'immagine.

In una Photokina senza una vera identita' (gli stessi padiglioni avevano stand di album e cornici, apparecchiature per sonoro, foto comunita' on line, attrezzature professionali, obiettivi, zaini... chi ha organizzato la fiera ha evidentemente seguito un criterio puramente logistico e non logico. "Image input" o "image output" le due categorie di raggruppamento)... dicevamo, in una Photokina senza identita', il migliore, piu' eclatante esempio di modernita', intraprendenza ed intelligenza e' stato senza ombra di dubbio quello della Lomography, che da anni propone una fotografia istintiva e spensierata usando fotocamere "di risulta" dei magazzini delle aziende dell'est.

Al grido di: "The future is analogue", il futuro e' analogico, e "the past was digital", Lomographic Society ha saputo creare una community entusiasta di oltre un milione di utenti nel mondo, composta da giovani, creativi, propositivi; una rete di distribuzione capillare ed economicissima; una banca dati di immagini estemporanee e fresche, gestendo il tutto tramite canali attuali (il web, accordi con Flickr, sondaggi di opinione in rete, feste ed eventi, eccetera). In pratica, partendo da un prodotto: di scarto, senza prestigio, con una tecnologia considerata obsoleta, con la forza propositiva e l'energia che li contraddistingue hanno creato un prodotto di successo, addirittura un trend.

In un certo senso, il contrario di quanto e' successo a Kodak, una potenza mondiale, dotata di marchio e capitali, che dinnanzi alle modifiche ha seguito il nuovo senza proporre innovazioni, cancellando al contempo il vecchio, e si e' cosi' trovata a passare da leader indiscusso a un'azienda fra tante, con gli stand decorati dal tristissimo claim 2008: "make something", che voleva forse trasmettere il concetto di dinamismo, ma riesce solo a comunicare l'idea di uno sconsolante disorientamento.

Con un perfetto e simmetrico parallelo, non esiste quasi piu' richiesta per il fotografo che sappia semplicemente eseguire immagini tecnicamente pulite; esiste richiesta per chi sappia offrire idee originali, intuizioni, letture creative della realta', varianti di percezione.

Non e' un concetto filosoficamente astratto: e' assolutamente la chiave di lettura di questa Photokina ma, soprattutto, del mercato fotografico dei prossimi anni.

Non esiste praticamente piu' (solo poche sacche residue) il lavoro di fotografo professionista inteso come persona che sa realizzare foto tecnicamente corrette, non eccelse ma corrette; come ben sappiamo, questa competenza e' ora appannaggio praticamente di tutti; ma soprattutto: una qualita' elevata - come tristemente abbiamo scoperto quasi tutti - NON viene riconosciuta dal cliente, non rende visibile il proprio lavoro, non viene apprezzata, e soprattutto non viene remunerata in maniera proporzionale alla fatica ed agli investimenti necessari per ottenerla.

Questo non significa, ovviamente, che si debba lavorare a bassi standard qualitativi; significa, invece, che - nella maggior parte dei casi - non e' tanto sull'incremento di una qualita' gia' buona che si deve giocare, ma sulla crescita della propria creativita', sulla differenziazione della propria immagine, sulla creazione di canali collaterali che amplino gli interlocutori, sulla serenita' del proprio lavoro.

Come necessaria conseguenza, ne discende che, concretamente:...:


d) A meno di non avere necessita' reali di ristrutturazione dell'attrezzatura - perche' inadatta al lavoro che si svolge - NON e' questo il momento adatto per investire in apparecchiatura.

Per non essere fraintesi: va ovviamente acquistato tutto cio' che occorre per lavorare, per rendere efficiente la propria produzione o per sostituire cio' che non funziona. Ma non e' il momento di "investire", cioe' di giocare al rialzo, puntando sulla tecnica di ripresa.

Questi tempi (possiamo ipotizzare i prossimi 12 - 24 mesi) consolideranno linee prosumer eccezionalmente performanti, che - crisi permettendo - verranno vendute ad un pubblico molto vasto e che trascineranno per effetto-domino i prezzi anche del professionale a livelli piu' accettabili.

Il full frame e' ormai il punto di partenza, ma non solo per il professionista, ma anche per il prosumer; anzi, case come la Leica hanno rotto il ghiaccio proponendo uno "stra-full frame", (sensore 30x45mm) una sorta di mezzo formato digitale, con la Leica-S System.

Le funzionalita' multiple fotocamera - video (Nikon D90 e Canon 5D) vizieranno innanzitutto i fotografi in vacanza, piuttosto che i professionisti all'opera (ti ci vedi, durante un matrimonio, a decidere di fare con lo stesso apparecchio video e foto? A decidere nei momenti salienti se scattare le immagini o girare il video?...). Eppure, proprio questi "overdrive" tecnici alzeranno lo standard di funzionalita' offerte, e faranno scendere i prezzi al consumo e per il professionista: non solo come e' sempre stato, ma in questi prossimi anni in maniera molto marcata.

Molto meglio rimandare di qualche tempo gli investimenti "ampliativi", non solo perche' i prezzi scenderanno in modo piu' che proporzionale, ma anche e soprattutto perche' la miglioria qualitativa paga ora molto poco, in proporzione. Invece, conviene investire tempo e denaro sulla vera ricchezza di questo momento: se stessi.

Ritenendo di avere delle oggettive capacita' creative, e' il momento di investire per dare alla propria creativita' maggior respiro, portando in secondo piano l'investimento in attrezzatura.

Se, come e' giusto, si decide di destinare una parte degli utili al miglioramento, per l'immediato prossimo futuro suggeriremmo di investire - prima che in attrezzatura:

1) Sulla propria inventiva: fare un paio di viaggi all'estero in citta' stimolanti, triplicare l'attenzione ai film d'autore, dedicare mezz'ora al giorno all'analisi dei clip video musicali per "attingerne" idee, leggere libri e saggi, frequentare corsi legati o vagamente collegabili all'immagine, alla comunicazione, e preferibilmente corsi al di fuori della nostra "parrocchietta" fotografica.

2) Sulle nuove tecnologie di postproduzione e collaterali alla fotografia: capire e meglio sfruttare i mezzi tradizionali come Photoshop, ma muoversi anche nel campo della grafica, della multimedialita', dell'immagine 3D e di sintesi.

3) Sul rinnovamento della propria immagine: utilizzare collaboratori giovani e creativi (se non si e' piu' particolarmente giovani) o esperti di ambiti collaterali (cinema, grafica, eventi, musica) se, al contrario, si e' ancora giovani.

Darsi da fare per conoscere persone, offrirsi per volontariato, proporre organizzazione di eventi e collaborazioni – ANCHE NON FOTOGRAFICHE - in ambiti diversi dai soliti: sportivi, musicali, d'arte, d'intrattenimento. Ovunque ci sia una forte motivazione aggregante di persone con buone conoscenze culturali ed interpresonali, qualunque sia l'ambito.

4) Volendo acquistare dell'attrezzatura "da investimento", comprare anche alcune fotocamere compatte di buon livello, o prosumer, da portare sempre con se, e da prestare ai propri collaboratori piu' stretti e, perche' no', anche a figli e altri familiari, perche' scattino immagini istintivamente creative su quello che li circonda, e se ne discuta assieme.

Cogliere l'occasione anche per farsi fotografare al lavoro e dirante la giornata. Rivedersi con gli occhi di altri puo' dare spunti interessanti...


Per ora, ciao!

Saremo presto di ritorno con la relazione dettagliata della Photokina, come sempre: strampalatamente, incoerentemente, asimmetricamente ricca di spunti, obliqui e marginali (e quindi preziosi).

Come gia' sa chi segue il lavoro dell'Associazione da un po' di tempo, questo testo introduce ed anticipa la relazione tecnica dettagliata, che verra' inviata ai Soci TAU Visual entro alcuni giorni, appena terminato di rielaborare la documentazione raccolta durante la manifestazione.
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:o)

roberto tomesani

coodinatore generale

Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual

 

 

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