Photokina 2010
"pre-relazione" per professionisti
La Photokina - la più grande e rappresentativa fiera mondiale della fotografia ha chiuso i battenti da poco.
Come d'uso, abbiamo informato da subito, a “ferro ancora caldo” non certo perché le novità della Photokina siano in sé determinanti, ma perché sempre - ad ogni sua edizione - questa fiera ha il potere di permettere di "fare il punto" specialmente degli umori e delle emozioni dell’ambiente, che sono realmente i trend importanti, perché anticipano con buona approssimazione - a saperle cogliere - quelle che saranno le mutazioni del mercato.
Come già sa chi segue il lavoro dell'Associazione da un po' di tempo, questo testo introduce ed anticipa di alcuni giorni una successiva relazione tecnica dettagliata, che e' stata poi inviata direttamente ai Soci per email.
Come di consueto, la relazione dettagliata nviata in seguito e' "anomala" rispetto all’informazione standard, perché contiene numerose piccole notizie, segnalazioni e spunti soprattutto orientati alle soluzioni e alle apparecchiature meno note, alle Case minori, alle opportunità offerte dalla globalizzazione dei mercati ma scarsamente conosciute e pubblicizzate nel nostro Paese.
Insomma, una sorta di relazione "alternativa", per avere non tanto un duplicato delle informazioni "standard" che possono essere lette su tutte le riviste di settore, o sui portali di fotografia, o trovate presso le nostre fiere "nazionali", ma anche e soprattutto una relazione che riporti le curiosità e le notizie non comuni, che praticamente nessun altro evidenzia, e che rappresentano tuttavia una ricchezza innegabile del panorama offerto da una fiera mondiale come la Photokina. Di questo si parla quindi nella relazione "dettagliata" riservata ai Soci.
In
queste prime righe di anteprima, invece, analizziamo le sensazioni di tendenza
globale emerse dalla Photokina di quest'anno.
Vediamo che direzione sta prendendo la fotografia dal punto di vista tecnico, di mercato e soprattutto sul piano emozionale, che condiziona tutti gli altri aspetti.
a) Un balzo epocale nella disponibilità di soluzioni tecniche avanzate, a disposizione di chiunque. In che modo i trend amatoriali influenzano quelli professionali e non più viceversa.
b) I due mondi attuali della fotografia: gli alpinisti ed i turisti. Si percorrono le stesse montagne, ma gli interessi sono diversissimi.
c) Il 3D - moda imperante - come simbolo di appartenenza..
d)
Ancora - e sempre di più - manca “lo sporco”.
e) La “nicchia” e la “nicchia di massa” sono le strade da seguire.
Vediamo cosa intendiamo nel concreto per ciascun punto, e quali possano essere le implicazioni professionali che ne conseguono.
a) Un balzo epocale nella disponibilità di soluzioni tecniche avanzate, a disposizione di chiunque;
Eccoci qua.
Quella che probabilmente è la tendenza più macroscopica e dirompentemente innovativa - ma che pure sta filtrando in relativo silenzio - è la corale contemporaneità con cui sempre più aziende introducono nelle loro attrezzature destinate al vasto pubblico (si badi bene: al vasto pubblico, non solo al prosumer, cioè il dilettante evoluto) soluzioni tecniche che di fatto simulano in modo eccellente alcune prerogative che erano tipiche di competenze professionali.
Capiamoci: fotocamere come la Exilim della Casio scattano direttamente in ripresa più immagini che vengono fuse in HDR, producendo immagini di una pastosità ed una gamma tonale inarrivabili altrimenti; oppure, ne esaspera gli effetti, con intenti “artistici”.
La cosa buffa è che, in realtà, a tutt’oggi un buon 35% dei fotografi professionisti non sa nemmeno cosa sia l’HDR (High Dinamic Range), e non ha mai utilizzato questa funzione “avanzata” di Photoshop. Ancora non è appannaggio completo di tutto il mondo professionale, e la tecnica dell’HDR è già un automatismo per una fotocamera da “popolo”. Stessa cosa la fa la Canon Power Shot S95, come anche la Pentax K-r, e la Pentax K-5, la Sony Nex ed altre ancora. Un bell’hdr, senza coscienza di averlo fatto e pronto all’uso.
Oppure, l’interessante sistema “twilight mode” della Sony Alfa Nex 5, che in condizioni di luce scarsa scatta sei immagini in rapida sequenza e li fonde, ottenendo una drastica riduzione del “rumore” del sensore che ha sempre afflitto le riprese in luce insufficiente. E funziona egregiamente!
Va detto che il sistema viene utilizzato anche come “antimotion blur”; se i tempi di posa lunghi rischiano di provocare un micromosso che rovina l’immagine, la fotocamera realizza automaticamente scatti in rapida sequenza e li fonde in un solo scatto finale, nel quale microcontrasto e definizione sono decisamente superiori a quelli che si otterrebbe con un singolo scatto.
O, ancora, la funzione che scatta della stessa immagine due o tre frames con differenti piani di messa a fuoco; sempre via firmware e senza sostanziale intervento dell’operatore (non chiamiamolo fotografo), la fotocamera restituisce un’unica immagine con l’effetto di stacco del piano di fondo, quello - per capirci - che si sarebbe cercato lavorando con un’ottica lunga a diaframma aperto.
Sempre più fotocamere permettono di riprendere video in alta definizione, ma apparecchi come la Exilim (Casio) fanno sequenze di 40 fotografie (non fotogrammi) al secondo, o filmati con un ralenty di 1.000 fotogrammi al secondo (si, mille al secondo).
O ancora, le nuove fotocamere 3D (Panasonic, Fuji, Samsung, eccetera) fanno figurare come balbettii impacciati le ricerche professionali sugli anaglifi e sulle altre soluzioni 3D.
Sono inoltre largamente disponibili delle “modalità d’uso”, banalizzate dal fatto di essere immediatamente disponibili via software, in fotocamere sempre destinate al grande pubblico (giusto per citare un marchio non ancora menzionato: la Olympus E5). Nel suo caso, ma anche in molti altri, abbiamo la simulazione “diorama”, quella vista in alcuni filmati pubblicitari passati in tv poco tempo addietro, che da la sensazione che una scena reale sembri un plastico popolato di modellini, automobiline ed omini alti un centimetro. Oppure, la funzione che simula il trattamento interscambiato (il cross-processing, C41 in E6 e viceversa). O ancora, l’effetto che simula in ripresa l’effetto di uno scatto realizzato con uno stenopeico.
Eccetera.
Fermiamoci qui, il concetto è chiaro.
È una bella evoluzione tecnologica, e non ci si deve certo scandalizzare per questo: anzi.
Però, questo trend, massificato, produce l’inarrestabile percezione - nel vasto pubblico - che sia semplice in generale ottenere effetti e soluzioni anche di questo tipo. E di fatto lo è.
Se per ottenere cose che erano “difficili” basta una compatta, è evidente che la scommessa del fotografo professionista non deve basarsi sul segreto di pulcinella della tecnica, ma va focalizzata sempre di più sui “plus” non duplicabili da un’attrezzatura, e cioè: idee originali, propositive, di nicchia, e cultura della percezione visiva.
In un certo senso, se anni addietro le tendenze e le mode dei professionisti influenzavano le scelte degli amatori (che erano una sorta di professionista “in erba”), ora la dinamica è in molti casi ribaltata: i “sapori” e le mode visive tracciate dal vasto pubblico influenzano a tal punto il gusto comune dell’immagine, da diventare un terreno su cui si muove la richiesta del mercato.
Un esempio? La fotografia autoreferenziale, “self-centred” e intimista che è dilagata fra il vasto pubblico per effetto dei blog e della condivisione del proprio microcosmo, ha spostato una buona parte della fotografia di moda ad essere altrettanto intimista, apparentemente casuale e dimessa.
b)
I due mondi attuali della fotografia: gli alpinisti ed i turisti. Si
percorrono le stesse montagne, ma gli interessi sono diversissimi.
Le case produttrici di apparecchiature fotografiche si stanno di fatto spartendo due mercati diversi, anche se frequentano uno stesso ambiente concettuale.
Così come nelle stesse montagne si muovono alpinisti e turisti, alla stessa maniera in ambito fotografico si muovono due mondi distinti e sostanzialmente non più permeabili l’uno all’altro: i fotografi, e gli utenti di fotografia.
Sperare di allettare i due diversi gruppi con soluzioni simili è un po' come sperare che un alpinista sia contento che gli si offra di arrivare in cima al Dôme du Goûter non arrampicando, ma con una cabinovia. O sperare che un turista voglia ansimare camminando in salita per sette ore.
Fuor di metafora, mai come in questa Photokina si è avuta la nitida percezione non tanto di una “massificazione” svilente del concetto di fotografia, ma proprio della creazione di un altro modo di intendere, fruire e vivere la fotografia, da parte di due mercati che non sono uno l’anticamera dell’altro, ma proprio appartenenti a sfere diverse.
Se non fosse che il delinearsi di mercati specifici significa la diversa destinazione di capitali, e se non fosse che tutte le scelte strategiche delle case produttrici si ripercuotono bene o male anche sulla nostra professione, potremmo ignorare il fenomeno e proseguire per la nostra strada.
La faccenda, invece, è che ci imbatteremo sempre più di frequente nella nuova tipologia di utenti di fotografia, i “turisti” dell’immagine.
L’art director dell’agenzia per cui lavoreremo, il dirigente di azienda per cui faremo un catalogo, la coppia di sposi per cui faremo un servizio... ciascuno di loro è e sarà con sempre maggiore probabilità una persona che conosce, di fotografia, quello che le grandi aziende gli hanno fatto conoscere.
Ed il potere di mercato delle aziende attente ai “turisti della fotografia” è notevole, come anche i numeri di fatturato che vengono generati da questo genere di cliente.
Ciò che questa Photokina ha reso evidente è che i veri “trend setter” sono (volenti o nolenti) le “masse” di utenti fotografi, e che al professionista non toccherà più il compito di tracciare la via del fotoamatore, ma quello di offrire inventiva, specializzazione ed abilità settoriale che la massa non può avere. Ne parliamo più avanti.
Abbiamo, in quanto professionisti, ancora moltissimo da dire.
Solo, il modo in cui va detto è totalmente mutato.
c)
Il 3D - nuova moda imperante -
come simbolo di appartenenza ad un “mondo”.
La permeabilità elevatissima che mode e tendenze hanno ora - grazie, o per colpa, della Rete - rende molto repentini i cambiamenti di gusto delle masse.
Poco più di un paio di anni fa, MySpace andava per la maggiore, e Facebook veniva considerato un gioco per perdere tempo. Pochi mesi hanno poi segnato la contrazione del fenomeno MySpace e l’esplosione di Facebook.
Sempre in tempi recenti, tutta la stampa si mobilitava sul fenomeno SecondLife, poi praticamente sparito nell’oblio.
Ora, lo vediamo, il 3D ha conquistato il cinema, e un numero considerevole di film “da cassetta” viene realizzato anche in 3D. È una moda (o un nuovo corso?) dietro a cui le aziende sensibili alle esigenze dei “turisti” si sono mosse con rapida efficacia.
Non si tratta di un semplice ritorno di fiamma come la fotografia ha sempre avuto, ogni manciata di anni, nei confronti del 3D tradizionale. Si tratta proprio di una moda collettiva, quelle che raggiungono in tempi molto brevi una “massa critica” di attenzione che brucia con violenza ed efficacia di mercato.
Ad esempio, Panasonic e Samsung (va detto, produttori anche di schermi tv e monitor) in questa Photokina erano paladini della foto e del video 3D, che sicuramente prenderà molto piede (vedremo per quanto tempo, ma certamente abbastanza da vendere molti apparecchi), e che si rivolgono al mercato dei “turisti”, cioè degli utenti di fotografia di massa.
Invece, case come Canon, Nikon, Pentax, del 3D ancora si occupano poco o punto: sono più attenti agli “alpinisti” della fotografia - i professionisti - ed ai buoni escursionisti (i prosumer e gli appassionati)
Unica eccezione - con la sua salomonica ed intelligente posizione da trait-d’union - quella di Fuji, che da diversi anni dimostra di saper prestare attenzione ad entrambe i modi di essere (alpinista e turista...). Fuji, infatti, spinge il piede sull’acceleratore di opzioni di massa, come il 3D foto e video e su prodotti di ampia diffusione, ma ancora - unica nel panorama - dedica reale spazio di comunicazione a prodotti come le sue pellicole argentiche, gli apparecchi con pellicola a sviluppo immediato, e sviluppa con orgoglio nuovi prodotti come la X100, una fotocamera digitale dal taglio decisamente retrò: ghiera dei diaframmi, nottolino dei tempi e mirino anche galileiano...
Fino a non molto tempo fa, si assisteva ad un tentativo dei “nuovi ricchi” (le aziende con fatturati doppi o tripli rispetto a quelle dei classici colossi della fotografia) di conquistare una sorta di “entratura” nel mondo della fotografia in cui erano entrati da buoni ultimi.
Con questa Photokina, invece, appaiono visibili i nuovi territori di mercato e una sorta di spontanea spartizione delle due diverse anime della fotografia: alpinisti e turisti...
d)
Ancora - e sempre di più - manca “lo sporco”.
In questa sovrabbondante offerta di automatica perfezione, alta definizione, digitale consequenzialità, manca - e sempre mancherà - lo “sporco” dell’imperfezione.
Ancora una volta in questa Photokina spiccava l’afflusso di pubblico ed attenzione - assolutamente di un target di età giovane - per la Lomo e la sua proposta visionariamente retrò. Assolutamente da conoscere, nell’improbabile caso non sapessi di cosa si parla: www.lomography.com
Come il “vinile” si torna a vendere proprio in contrapposizione alla musica digitale, quello che manca in questo momento in fotografia è l’alternativa al digitale pastorizzato omogeneizzato sterilizzato.
Manca lo sporco dell’errore, manca l’incertezza dell’emozione, manca l’emozione dell’indefinito, manca la matericità.
In questo senso si muove anche il progetto azzardato ma voluto con amore di The Impossible Project, di ridare una seconda vita alla fotografia a sviluppo immediato, orfana di Polaroid.
Cogliere questa esigenza (che non è contrapposta, ma certamente complementare a quello che c’è e che abbonda) significa disporre di un’importante chiave di lettura di una delle possibili direzioni di nicchia alternativa.
Citando la descrizione già fatta per l’iniziativa di Lomo: Al grido di: "The future is analogue", il futuro è analogico, e "the past was digital", Lomographic Society ha saputo creare una community entusiasta di oltre un milione di utenti nel mondo, composta da giovani, creativi, propositivi; una rete di distribuzione capillare ed economicissima; una banca dati di immagini estemporanee e fresche, gestendo il tutto tramite canali attuali (il web, accordi con Flickr, sondaggi di opinione in rete, feste ed eventi, eccetera). In pratica, partendo da un prodotto: di scarto, senza prestigio, con una tecnologia considerata obsoleta, con la forza propositiva e l'energia che li contraddistingue hanno creato un prodotto di successo, addirittura un trend.
e)
La “nicchia” e la “nicchia di massa” sono le strade da
seguire.
In un mondo fotografico massificato, la proposta corretta è offrire qualcosa di speciale.
Ciascuno di noi, nel vuoto cosmico interiore prodotto dall’essere confuso nella “massa”, vuole sentirsi unico, speciale.
Ed ecco i blog con i propri pensieri: nella massa, affermazione del singolo.
Ecco i reality ed i talk show, con i quali il pettegolezzo contrappone il privato alla massa.
Ecco la condivisione frenetica fra tutti di immagini fisse e in movimento, sempre nel tentativo di affermare una propria esistente individualità.
Come professionisti della comunicazione per immagini, certamente la nostra missione sta anche nel saper essere - per altri - interpreti anche di questo bisogno.
Nel concreto, per non perderci dietro concetti astratti, significa che i maggiori canali di sussistenza professionale sono quelli che rendono individuale e particolare l’offerta.
E quindi, ancora una volta, puntare:
1) Sulla propria inventiva: fare un paio di viaggi all'estero in città stimolanti, triplicare l'attenzione ai film d'autore, dedicare mezz'ora al giorno all'analisi dei clip video musicali per "attingerne" idee, leggere libri e saggi, frequentare - ma anche organizzare autonomamente - corsi legati o vagamente collegabili all'immagine, alla comunicazione, e preferibilmente corsi al di fuori della nostra "parrocchietta" fotografica.
2) Sull’individuazione di canali tematici, come già largamente suggerito a www.youtube.com/tauvisual: mostre non autocelebranti ma utili per il pubblico (vedi filmato qui), argomenti tematici di interesse per altri (vedi filmato qui), eventi organizzati autonomamente (vedi filmato qui), sfruttare il canale del vintage (vedi filmato qui), come individuare un canale di specializzazione (vedi filmato qui), eccetera.
3) Sulle nuove tecnologie di postproduzione e collaterali alla fotografia: non limitarsi a capire e meglio sfruttare i mezzi tradizionali come Photoshop, ma muoversi anche nel campo della grafica, della multimedialità, dell'immagine di sintesi.
4) Sul rinnovamento della propria immagine: utilizzare collaboratori giovani e creativi (se non si è più particolarmente giovani) o esperti di ambiti collaterali (cinema, grafica, eventi, musica) se, al contrario, si è ancora giovani.
Darsi da fare per conoscere persone, offrirsi per iniziative, proporre organizzazione di eventi e collaborazioni – anche non fotografiche - in ambiti diversi dai soliti: sportivi, musicali, d'arte, d'intrattenimento. Ovunque ci sia una forte motivazione aggregante di persone con buone conoscenze culturali ed interpersonali, qualunque sia l'ambito.
Per ora, ciao!
Saremo presto di ritorno con la relazione dettagliata della Photokina, come sempre: sconclusionatamente, asimmetricamente, incoerentemente, ricca di spunti , obliqui e marginali (e quindi più preziosi dell’informazione “importante”, perché.... di nicchia!).
:o)
roberto tomesani
coordinatore generale
Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual